Marta

179806_copertina_frontcover_icon140E’ il terzo ed ultimo romanzo della serie VINO BIANCO FRESCO. Francesco Cannas, dopo un’adolescenza passata da pastore ed interrotta improvvisamente da eventi drammatici, diventa, grazie al suo talento ed alla sua determinazione, un brillante avvocato: all’inizio della sua professione si trasferisce dalla sua Sardegna a Roma, per saldare un debito d’onore al quale si è votato molti anni prima. Dovrà lottare contro la disonestà e l’arroganza dei suoi nemici, rinunciare ai suoi affetti, sacrificare quanto di più bello e puro lo ha sostenuto durante gli anni duri della sua giovinezza. Ma lui, campione di tennis, giocherà la sua partita gettandosi sotto-rete con coraggio, sostenuto dalla coscienza della giustezza della sua causa e dall’amore per la sua donna.

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TRAMA

Francesco Cannas, dopo un’adolescenza passata da pastore, diventa, grazie al suo talento ed alla sua determinazione, un brillante avvocato: all’inizio della sua professione si trasferisce dalla sua Sardegna a Roma, per saldare un debito d’onore al quale si è votato molti anni prima.
Dovrà lottare contro la disonestà e l’arroganza dei suoi nemici, rinunciare ai suoi affetti, sacrificare quanto di più bello e puro lo ha sostenuto durante gli anni duri della sua giovinezza.
Ma lui, campione di tennis, giocherà la sua partita gettandosi sotto-rete con coraggio, sostenuto dalla coscienza della giustezza della sua causa e dall’amore per la sua donna.

INTRODUZIONE

Cara Susanna,
dopo questo racconto lasceremo Mauro Caroni ed i suoi cari alla loro sorte che, come già si è capito, nonostante molte traversie, è una sorte benigna e positiva: tanto, chi mi conosce, e chi ha avuto la compiacenza di leggere le mie storie già sa, fin dal loro inizio, che finiscono bene.
D’altra parte, quelli che amano questo genere di racconti, spesso vogliono saperlo subito, che finiscono bene; questo li rende più disponibili alla lettura e non diminuisce, ma anzi migliora, la souspence di alcuni passaggi, per così dire…, “drammatici”.
Ci sono tante storie, a questo mondo, che, incuranti del nostro disappunto e della nostra amarezza,finiscono male; una volta tanto che le creiamo noi e possiamo quindi deciderne l’andamento, non far finire bene almeno queste sarebbe, a mio avviso, un sadomasochismo preoccupante.
Io spero che anche il Padreterno (perdonami l’accostamento un po’ audace), che si è inventato la nostra storia, alla fine la faccia finire bene, in barba a quella grande idea del libero arbitrio della quale se, in un primo momento, si sarà inorgoglito per la sua originalità, spero che poi si sia pentito, visti i guai che ha procurato a lui, ed anche a suo figlio……….
Ho sentito un forte tuono, qua di fuori; strano: mi pareva che fosse una bella giornata; ora, invece, forse pioverà; ma è giovedì: per il fine settimana avremo il sole. Se no, “in fondo”, sarà bello stare a casa, a goderci il caminetto acceso.

BRANI

Alla università di Sassari l’esame di stato, che abilita i laureati in giurisprudenza all’esercizio della libera professione, era un avvenimento celebrato con notevole pompa e formalità.
Il neo-avvocato era un giovane bruno, di media statura, dalla espressione tranquilla; nel fondo dei suoi occhi scuri si poteva leggere un carattere forte ed una velata tristezza, di chi è dovuto maturare in fretta.
A semicerchio, attorno al suo piccolo tavolo, si svolgevano gli scanni degli esaminatori, professori universitari ed affermati professionisti, austeri e consapevoli, in toga e tocco.

Dottor Francesco Cannas – il membro anziano si era alzato in piedi rivolgendosi al neocandidato – questa commissione, considerando il suo brillante curriculum di studi e di apprendistato, nonché la sua pregevole tesi, ha il piacere di conferirle il titolo che la abilita alla libera professione di procuratore legale – poi, dopo una pausa di sicuro effetto, tese verso il giovane la mano destra – caro avvocato, benvenuto fra noi.

Francesco Cannas si alzò, serio e determinato, traversò la sala, ed andò a ricevere la stretta di mano ed il tocco che il vecchio collega gli sistemò sulla testa. Quindi si portò al lato sinistro dell’emiciclo e cominciò a stringere una per una le mani dei vecchi tromboni, che lo gratificavano via via di un sorriso e di un complimento formale.
L’ultimo avvocato trattenne la sua mano, poi uscì dallo scanno, andò a poggiargli l’altra mano sulla spalla e si rivolse ai colleghi

Esimi colleghi – cominciò con tono più umano di quello tenuto fino a quel momento – ritengo che la maggior parte di voi conosca la  storia del nostro giovane avvocato; nel caso che alcuni di voi non abbiano avuto questo piacere, credo che sia interessante e doverosa una particolare presentazione: Francesco Cannas ha cominciato a “studiare”, praticamente, all’età di sedici anni quando, in un istituto di rieducazione che lo ha ospitato per uno spiacevole coinvolgimento in fatti per i quali è stato poi riconosciuto estraneo, ha subito dimostrato una vivacità, un talento ed una volontà del tutto fuori del comune.

Qualcuno nell’istituto intuì queste doti eccezionali, aiutandolo a recuperare: all’età di ventun’anni è uscito da quel riformatorio avendo superato l’esame di maturità classica con il massimo dei voti. Dopo quattro anni, sostenuto da una serie di borse di studio… la laurea in giurisprudenza con il massimo e la lode, ed ora…eccolo fra noi.
Ho avuto il piacere di averlo presso il mio studio durante il periodo del suo apprendistato e vi dico che lui saprà onorare la nostra professione  esercitandola ai massimi livelli. Carissimo Francesco, grazie di essere fra noi. So che non ci sono parenti a condividere la tua gioia, ma considera questo abbraccio come quello di un padre.

***

Seduti di fronte, sui due lati lunghi del tavolo del parlatorio, si guardarono commossi, senza dirsi nulla.

Era un po’ che… – fece il giovane sorridendo – ti trovo bene.

Non ti devi preoccupare per me. Io qui sto bene… non mi manca nulla. Non devi spendere soldi per venire fino qui – poi il vecchio gli prese la mano, sopra il tavolo, e non si tenne più – mi fa tanto piacere vederti, Checco, lo sai, ma tu devi risparmiare i soldi, per studiare… è importante, per te.

Zio Tonio, è per questo che sono venuto… sai, ho finito. Ora sono avvocato, e questo è anche merito tuo, lo sai, no?  Perché lo sai tu, perché sono diventato avvocato, no?

Sono contento per te… ma non continuare, Checco, con quella pazza idea. Già ne abbiamo parlato. Io qui sto bene, ci devo stare altri otto anni; forse ci creperò. E poi, che andrei a fare, fuori di qui?

Zio Tonio! Tu sei un uomo forte e camperai altro che otto anni! Ma li camperai fuori di qui. L’ho giurato e non avrò pace finché non sarà fatto. Chi deve pagare, pagherà. Tu sei tutta la mia famiglia e… non mi devi abbandonare. Capito? Capito? – disse più forte stringendo la mano dello zio.

Allora fai sul serio! È vero che noi siamo testardi, ma pensavo che… davvero, fai sul serio?

Ho vissuto per questo, finora, zio Tonio. Ero solo, ed a volte è stato duro, ma l’ho fatto per questo; per te, certo, ma anche per me: io non avrò pace finché tu starai qui dentro e quell’infame di fuori, impunito!

Se l’avessi davanti l’ammazzerei con queste mani. – Il vecchio aveva parlato calmo, quasi soprapensiero.

No, zio Tonio. Non è così che faremo. Non è per questo che ho sgobbato dodici anni. Noi lo inchioderemo con la testa, non con le mani. Con le mani già facesti abbastanza…- sorrise –  quella sera. Se non te lo toglievano di torno… lo facesti volare in aria come uno straccio!

Ma non te lo ricordi, che aveva detto? La volevano ammazzare, la bambina; te la ricordi tu, quell’angioletto?

Francesco gli rispose, guardando nel nulla

Certo, me la ricordo… non l’ho mai dimenticata.

***

Lui…sì… era riuscito ad essere amico… di mia figlia… – Mauro aveva riaperto il suo passato, e ricordava ora bene i racconti di Marta… quei particolari…

Ed il vecchio…

Quello che Marta chiamava “zio Tonio”

Sì, quello… Quello che salvò, sua figlia. Quello passò per essere il vero responsabile. Oltretutto non era incensurato. Anni prima, quando era un impiegato all’Ufficio Provinciale di Cagliari, ara stato coinvolto, non so nemmeno se a ragione o a torto, in uno scandalo per corruzione… nel giro degli appalti. Era stato condannato, con la condizionale. Aveva perso il posto, poi anche la sua compagna, come succede nella vita; insomma , aveva perso tutto, e per questo era finito a fare il pastore, in Abruzzo.

E di lui? Che ne fu?

Vent’anni; è da dodici che sta a marcire in prigione, e chi sa se ce la farà, per questi altri otto.

Che porcata! – Ora Mauro era coinvolto nella storia, e commosso.

Io ho deciso di tirarlo fuori da quel posto, ingegnere. Certo, che porcata; e quel porco di Sergio Cannas, fa il paino in giro per Roma; lui li deve avere investiti bene i soldi guadagnati con quel giro!

Io ricordo che quel pastore, quel ragazzo, fu umano con la mia bambina, e le rese sopportabile la sua situazione, e che quel Tonio, alla fine…

Rischiò del suo per salvarla, e così fu.

Ed ora…

Io voglio riaprire quella storia, ingegnere, tirare fuori quel vecchio innocente, far pagare i veri colpevoli. Ma devo ritirare fuori la verità, cercare quelli che la possono testimoniare.

Marta? – disse Mauro con una certa apprensione.

È l’unica testimone credibile.

È un brutto giro, questo… lei lo sa, avvocato… potrebbe correre dei rischi?

Dovremmo cercare  di evitarlo… ma è inutile che la prenda in giro; è vero; è un brutto giro.

Questa storia già la segnò, allora. Ora è dimenticata, pare. E lei ha tutta la vita… di fronte a sé…

La vita che le salvò quel vecchio – Francesco ora era stato duro,  appassionato.

Già – fece Mauro rassegnato; poi guardò quel ragazzo come se lo stesse vedendo soltanto ora – ma lei, avvocato, perché solo adesso… perché così arrabbiato…

Francesco prese il suo biglietto da visita poggiato sul tavolo basso, lo guardò, poi lo passò a Mauro che, a sua volta,  lo rilesse con attenzione.

Non mi dica che…

Sono stati dodici anni duri, ingegnere, che ho vissuto per questo: salvare lo zio Tonio e far pagare i colpevoli.

Incredibile! – Mauro fece uno sforzo di memoria – Checco! Ma certo! Ma come ce l’hai fatta!

Ce l’ho fatta, ed ora devo andare avanti!

***

Antonio Cannas, fino ad allora allegro e bendisposto, si rabbuiò, pensando.

Questa è una situazione difficile – disse poi – vedi? Disse guardandosi intorno – io, in fondo, qui mi sono fatto una vita; ho il mio da fare e tutti mi rispettano. Fuori, che cosa troverei? Quello che c’è fuori mi fa paura, te l’ho mai detto? Allora, perché incaponirsi in questa folle impresa?

Folle impresa? Ma io ho vissuto per questo; ho faticato, ho vinto per questo; e come potrei…

Infatti: non potresti – zio Tonio ora era molto serio. – Sono abbastanza convinto che quello che stai facendo per me sia sbagliato; te l’ho detto da subito; e non ti ho saputo convincere; ma ora, purtroppo, è tardi: credo che la storia con quella ragazza sia importante, come è importante il vostro passato; e questa storia, Checco, non può fondarsi su quello che voi riterreste essere stato il sacrificio di questo vecchio – disse questo d’un fiato, con aria sofferente. Questo fardello ve lo portereste appresso; e sarebbe così pesante da comprometterla, prima o poi, la vostra storia.

E allora? – Francesco pendeva dalle labbra dello zio: lo ammirava per la sua saggezza, il suo coraggio, per il sacrificio al quale si stava esponendo per andare fino in fondo alla sua onestà.

E allora, caro mio, ora sono io a dirti, che devi combattere; per te, per il vostro amore perché, ora, credo che solo questa sia la via giusta, l’unica; se vuoi per me. Ora devi andare in fondo; la dovrai far rischiare? Fallo; ed intanto proteggila. La dovrai allontanare da te? Allontanala, ed intanto amala. Se sarai bravo, molto bravo, ed anche fortunato, il vostro amore ne uscirà… invincibile. Capisci? – Gli occhi del vecchio erano umidi di commozione e di passione.

Ingegnere, scrittore…