Autobiografia

ruggero_famigliaSono nato a Roma il 12 novembre 1939, 4° figlio. (L’ultimo, dopo la pausa della guerra, è del 1946)

Pesavo più di 5 chili e mi sono sempre portato appresso questa tendenza al sovrappeso che, anche se mitigata durante l’età della giovinezza, fino al matrimonio, continua ad essere tutt’oggi una mia croce.

A scuola me la sono sempre cavata “sufficientemente”:  il 6 era il mio obiettivo e, mediamente, ci riuscivo abbastanza, pur correndo qualche rischio (allora si chiamavano “esami a ottobre”, poi “esami a settembre”, poi “debiti”, poi non so più cosa, ma sempre a carico di quelli con una sia pur lieve tendenza alla cialtroneria).

Mio padre era ingegnere e  professore universitario; era sempre stato bravo ed era un po’ deluso da questa mia aspirazione alla sufficienza. E’ che lui era della generazione, formatasi alla concezione etica di E. De Amicis, per cui, per crescere bene sembrava fosse indispensabile sacrificarsi, patire degli stenti, possibilmente soffrire. Ma poi , in fondo, lui (mio padre), doveva aver convenuto che ero un figliolo di cui, nonostante alcune  tendenze edonistiche, ci si poteva accontentare e fidare; credo che sia per questo che cominciai a lavorare con lui, ancora da studente: lui è stato il mio indimenticato maestro; come ingegnere e come uomo.

Penso di essere stato un discreto sportivo: ho praticato svariatiruggero_ing1 sport pur avendo generalmente scarse attitudini fisiche (abbastanza alto e rigido, con tendenza, lo abbiamo visto, al sovrappeso, riflessi piuttosto lenti,  resistenza scarsa); è per questo che mi considero più sportivo di tanti altri che, per essere più dotati,  hanno ottenuto dallo sport maggiori gratificazioni di me:  sono stato la disperazione dei maestri di sci, allenatori di pallacanestro e compagni o avversari di tennis, pur continuando testardamente a sciare, giocare a pallacanestro, a tennis, nuotare, andare in bicicletta e in barca a vela, correre eccetera. Attualmente, avendo deciso di smettere di importunare il mio prossimo, le mie vittime silenziose sono i “pesetti”, la “cyclette” ed il “tapis roulant”,  complementati da una pancera elastica per sudare il più possibile là dove è più opportuno farlo.

All’università feci ingegneria per pigrizia: ero indeciso tra dedicarmi ad una attività che mi portasse poi a fare una professione come il giornalista o lo scrittore, o ad una attività tecnica dove avrei potuto ugualmente esplicare una certa creatività che credevo di riconoscermi. Quindi giurisprudenza o scienze politiche, oppure ingegneria. Pensai che, per la mia naturale inclinazione al “minimo indispensabile”, una mediocre laurea in ingegneria sarebbe valsa  più di una mediocre laurea in una facoltà ritenuta comunque più facile: e così fu. Allora i laureati in ingegneria venivano corteggiati dalle aziende quando erano ancora studenti; oggi i “110 con lode” si mettono in fila per un contratto di precariato.

Ma ho sempre conservato la mia passione per lo scrivere e, ancora prima,  immaginare. L’automobile,  dove ci si sente protetti, è il luogo giusto per pensare; un lungo viaggio, in autostrada, è la situazione ideale per abbandonarsi a libere riflessioni ed alla creatività intellettuale. E’ per questo che quando mi dicevano – Ah! vai in Piemonte! ti accompagnerei volentieri, così ti tengo compagnia e “ci facciamo quattro chiacchiere”-, per me era peggio di una purga.

ruggero_lavoro1Per la mia attività lavorativa facevo quasi sempre un viaggio ogni settimana, di solito abbastanza lontano, e sempre mi ritrovavo con le mie idee, le mie storie immaginate di volta in volta come un romanzo a puntate, poi riprese, integrate e particolareggiate.  Poi veniva il momento di scriverle, le mie storie, o i miei versi, ma questo lo facevo di getto, perché l’attività creativa era già stata perfezionata.

Ma che andavo a fare, tutte le settimane, in giro per l’Italia? Il mio lavoro, certo.

Ho iniziato, con mio padre, come progettista di strutture in acciaio. Lui, che era stato progettista areonautico,  trasferiva, e mi insegnò a farlo,  nelle costruzioni civili, i criteri di leggerezza ed efficienza di quelle strutture.

Di questo periodo sono i progetti, con l’Architetto Contigiani di Roma, per i padiglioni internazionali fieristici dell’Istituto del Commercio Estero: a Johannesburg, Tripoli, Osaka.

Poi le realizzazioni dei nostri progetti, eseguite in un piccolo stabilimento creato da mio padre che io avevo l’ambizione di portare avanti, anche se con qualche difficoltà, dal momento che mio padre era un validissimo ingegnere ma un molto meno valido uomo d’affari, ed io ne avevo ereditato spero anche la prima, ma sicuramente la seconda peculiarità.

Dopo la sua morte per infarto, nel 1970, io acquisii e portai a termine il progetto per la realizzazione del PALAZZO DEI CONVEGNI alla FIERA DI ROMA, quindi la realizzazione delle strutture;  fui molto apprezzato dalla amministrazione e dagli esperti tecnici; ebbi un encomio ufficiale dal Presidente, in occasione della inaugurazione; poi, quando facemmo i conti non riuscii a farmi pagare tutti i lavori, eseguiti con grande fretta in vista dell’apertura della FIERA, e dovetti chiudere l’attività per le difficoltà economiche conseguenti.

Intanto, nel 1971, mi ero sposato con Susanna.ruggero_susanna

“….. co’ questa che, all’inizio, non m’era neanche parente;
dopo venticinqu’anni, passati in compagnia,
adesso, in due parole è solo lei: Susanna mia….”(da: “NOZZE D’ARGENTO”)

 Il nostro viaggio di nozze fu consumato in Tunisia dove avevo fatto dei lavori; lì avevo dei soldi che non potevo trasferire in Italia e quindi potevo allegramente spenderli senza  recriminazioni o rimorsi per le rate della lavatrice di Roma.

Entrai come dipendente in un’azienda più grande, la SOMMA (Società Officine Metalmeccaniche Aprilia) che operava nel settore delle grandi strutture metalliche.

Il 1° luglio del 1978 smisi di fumare.

Come dipendente della SOMMA ho potuto occuparmi  di importanti realizzazioni (ponti stradali e ferroviari,   grandi coperture per stabilimenti industriali  e per edifici pubblici), curando le attività di progettazione e realizzazione (nel 1979 ero stato nominato Direttore Tecnico).

Furono anni esaltanti, per la realizzazione di opere eccezionali: tra leruggero_lavoro2 più importanti: il ponte in acciaio sul fiume Sente, presso Isernia, le cui campate, da 200 metri, erano a quel tempo le  più lunghe in Europa e fu varato con un sistema originale che ottenne l’ammirazione dei più qualificati tecnici in occasione del Congresso Italiano dei Tecnici dell’Acciaio del  1977 (rivista COSTRUZIONI METALLICHE 4/1978); poi il ponte-tubo sul Tevere, a Roma, con luce di 100 metri, varato da una sponda senza appoggi intermedi  (rivista COSTRUZIONI METALLICHE 3/1985); la copertura della piscina olimpionica di Caserta, di luce 68 metri (rivista COSTRUZIONI METALLICHE 5/1988).  Facevo, finalmente, il mio mestiere di ingegnere e di tecnico, cercando di non trascurare anche gli aspetti economici, mentre qualcun altro, fortunatamente, si occupava di problemi finanziari: la conclusione fu che questi lavori ebbero tali e tanti risultati, anche sul piano economico, che i soci dell’Azienda finirono per litigare per questioni di interesse e si sbranarono tra loro, portando in pochi anni l’Azienda alla chiusura.

Intanto, nel 1983, Susanna  ed io, dopo una tiritera che aveva portato per anni lei dai più qualificati ginecologi e me nei migliori laboratori di analisi con bagno “molto riservato”, abbiamo avuto la benedizione di una figlia adottiva, Lucia, che meglio di così non saremmo certo riusciti a fare. Ora è un valente medico odontoiatra e ci ha donato un nipotino, Giacomo, talmente carino e lazzarone che ne siamo tutti irrimediabilmente conquistati.

ruggero_whiskyNel 1988 quindi, lasciata la SOMMA, passai alla Direzione Tecnica della TIS,  una Azienda che operava nel campo delle costruzioni stradali, specializzata nel settore del riadeguamento delle grandi strutture da ponte: una sorta di gerontologia dei ponti, che costituiscono oggi un immenso patrimonio immobiliare in fase di preoccupante ed a volte pericoloso degrado. Negli anni successivi, quindi, mi sono spesso occupato di delicati interventi su queste strutture, per eseguire i quali occorre spesso, con una certa creatività, inventare delle procedure di intervento e delle attrezzature originali e dedicate (rivista LE STRADE 2/1993; DIMENSIONE STRADA 2/1994; STRADE AUTOSTRADE 6/2004; convegno nazionale AICAP ottobre 2007) .

Ritengo, nella mia vita, di aver lavorato parecchio, cercando di conciliare la mia passione per l’ingegneria con una certa dose di salutare pigrizia, ma riuscendo quasi sempre a non dimenticare le cose a cui, principalmente, tenevo.


LISTA D’ATTESA
E’ pomeriggio, e sto senza far niente;
in più fa un caldo boia, perché è estate;
sto qui, seduto, in mezzo a tanta gente,

sperando che mi diano un posticino
su un aereo che parte da Linate;
destinazione: Roma Fiumicino.
Quindi, fantasticando pigramente,
ripenso a questa strana vita mia:
successi… delusioni…, ma la mente
torna sempre a Susanna, ed a Lucia.


Avendo nel contempo esercitato, a fianco della mia attività professionale tecnica, il mio “hobby” di scrittore e versaiolo, alle soglie della terza età  ho provato ad invertire i ruoli: ho scoperto che mentre mi veniva abbastanza bene di fare l’ingegnere per diletto, sarebbe stato molto più difficile convertire la mia passione di scrivere in una attività professionale, finalizzata anche ad obiettivi più prosaicamente interessati.

Pertanto attualmente potrei definirmi INGEGNERE per istituzione, SCRITTORE per vocazione, MARITO, PADRE e…NONNO, per affetto.

ruggero_barcaPer inciso, nell’agosto del 2005, durante una vacanza in barca a vela, forse a causa di troppo repentina interruzione di attività lavorativa, fui colto da un ictus che ha avuto come uniche conseguenze quelle di  farmi diminuire i grammi di grasso e di whisky da ingerire,  aumentare i minuti di “cyclette” mattutina e smettere definitivamente di fare l’ingegnere. Per il resto spero di potermi divertire ancora con le cose che mi appassionano, ed insegnare ai miei  nipotini le cose che so fare io, perché loro, poi, mi dovranno nipotiinsegnare quella che sapranno fare loro!

 E per questo devo ringraziare la “nostra” Lucia, per averci regalato, insieme al suo valente quanto impenetrabile Paolo,  3 nipoti fantastici: Giacomo, Andrea e Lorenzo, che riempiono di gioia la nostra casa: sì, perché, in pratica, viviamo tutti insieme, in una piccola comunità che comprende anche una gradevole famigliola filippina: Ritto, Hilda, Jeff ed Angela, sorella di Hilda.

Ma, in verità, troppi ne dovrei ringraziare!

Ingegnere, scrittore…