Vino Bianco Fresco

177266_copertina_frontcover_icon140Questo romanzo (il primo scritto da Ruggero Gigli), in parte quotidianità e in parte memoria, propone al lettore varie modalità di accesso e di interesse. Esteso su di un arco di tempo di due anni, può essere letto, infatti, come un registro di procedure di costruzione ingegneristiche, la cui comprensione risulta facilitata dalla presenza di note dettagliate. O come una storia di avventura, per l’incalzare di eventi inattesi e temerari. Oppure, per finire, come una storia d’amore fresca e delicata, che risulta impossibile cancellare («Lui non l’avrebbe mai dimenticata: avrebbe potuto vivere senza di lei, immaginarla realizzata in una vita dalla quale lui era uscito, ma non dimenticarla»). Il testo, inoltre, è scritto con piacevole chiarezza espositiva e con un linguaggio colloquiale ed informale. L’autore riesce, così, a tenere fede al proposito suggerito dal titolo e dalla premessa: quello di creare una narrazione dall’esito emotivamente coinvolgente e di riuscire a destare, nei lettori, l’interesse negli argomenti di natura tecnica trattati.

(recensione a cura di Marilena Genovese)

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TRAMA

Chi è quell’uomo in elegante spezzato sportivo che, accomodato sulla poltrona “business” dell’Air France Marsiglia-Parigi, gusta un bicchiere di vino bianco fresco?
Si chiama Mauro Caroni ed è appena rientrato dal Marocco, dopo una fuga rocambolesca. Ingegnere alla METALSUD vi è stato trattenuto come prigioniero, con la sua squadra, e la sua abilità impiegata per la costruzione di un ponte di grande importanza strategica: quello in acciaio sul fiume Moulouya.
È qui, nella cornice esotica di questo luogo che sa di cuscus, di “sharba” e di “tajine”, che riaffiora prepotente il ricordo di Francesca Levi: la ragazza conosciuta durante uno dei suoi soggiorni romani, che aveva saputo far breccia nel suo cuore. Che cosa ne è stato di lei? Avrà saputo aspettarlo? Che cosa ne sarà del loro amore appena sbocciato?
Questo libro (il primo confezionato da Ruggero Gigli), in parte quotidianità e in parte memoria, propone al lettore varie modalità di accesso e di interesse. Esteso su di un arco di tempo di due anni, può essere letto, infatti, come un regesto di procedure di costruzione ingegneristiche, la cui comprensione risulta facilitata dalla presenza di foto e di note dettagliate. O come una storia di avventura, per l’incalzare di eventi inattesi e temerari. Oppure, per finire, come una storia d’amore fresca e delicata, che risulta impossibile cancellare («Lui non l’avrebbe mai dimenticata: avrebbe potuto vivere senza di lei, immaginarla realizzata in una vita dalla quale lui era uscito, ma non dimenticarla»).
Il testo, inoltre, è scritto con piacevole chiarezza espositiva e con un linguaggio colloquiale ed informale. L’autore riesce, così, a tenere fede al proposito suggerito dal titolo e dalla premessa: quello di creare una narrazione dall’esito emotivamente coinvolgente e di riuscire a destare, nei lettori, l’interesse negli argomenti di natura tecnica trattati.

INTRODUZIONE

Anche se situazioni e sensazioni reali possono aver ispirato questa storia, la stessa è, nella sostanza e nella maggior parte, frutto della immaginazione e della fantasia.
In particolar modo i riferimenti geografici ed etnici relativi al Marocco sono sicuramente inesatti e distorti, e quelli politici del tutto inventati, essendo le situazioni finalizzate a servire di sfondo alla storia.
La costruzione di un grande ponte in acciaio, che diviene di fatto il vero protagonista della storia, si basa invece su un riferimento autobiografico reale, avendo l’autore curato a suo tempo la costruzione ed il montaggio di una struttura del tutto similare, dalla quale sono stati tratti i dettagli tecnici e le particolarità dell’opera.
Mi auguro quindi di riuscire a destare, nei miei compiacenti lettori, oltre che l’entusiasmo ed il coinvolgimento nella storia, l’interesse per gli argomenti di natura tecnica trattati. Quelli che li dovessero trovare complicati o di difficile comprensione, potranno essere facilitati da una attenta lettura delle “note tecniche”. Chi poi, per sua indole o indisponibilità momentanea non sia proprio interessato a questi temi, potrà comunque prestar loro solo quel minimo d’attenzione indispensabile per il loro inserimento nel contesto della storia.

BRANI

Aveva ben presente l’eccitazione di vedere realizzata una idea nata sulla carta: questo ripagava sempre il lavoro, i disagi ed a volte i rischi del cantiere. Anzi, nei montaggi arditi di costruzioni di questo tipo, il rischio assumeva una importanza quasi religiosa ed un valore sostanziale nella gratificazione finale.
Lasciare il cantiere dopo aver portato a termine una operazione difficile, a volte rischiosa, nella misura in cui è accettabile il rischio in queste cose, dove l’imprevisto può essere in agguato ed a volte occorrono decisioni importanti e tempestive, questo era sempre una splendida, piena sensazione di soddisfazione e di benessere, che generalmente veniva celebrata con gli operatori, intorno ad una semplice tavola imbandita. Ma quanto impegno, quante sofferenze, a volte smarrimenti e depressioni, per arrivare!
Questo era il suo mestiere; un po’ lo aveva scelto, un po’ ci si era trovato; ma lo amava e ne veniva ripagato: l’ingegneria è, materialmente, banalmente, un mestiere dove è immediata la sensazione di aver costruito qualcosa: e se ciò è nuovo ed eccezionale, il piacere e l’orgoglio sono grandi.

***

Quando entrarono in casa ricomparve tra loro un certo imbarazzo: tutti e due sapevano ciò che desideravano e dove volevano arrivare: al più presto.
Si baciarono ancora, a lungo, quindi lui la guidò verso la camera
– Aspettami, voglio fare una doccia.
Veniva da un viaggio e da un paese straniero e prima di toccare quel corpo voleva sentirsi pulito e gradevole; quando, dopo pochi minuti, uscì dal bagno, scalzo e avvolto in un accappatoio di spugna bianco, vide quello che, senza rendersene conto, aveva voluto vedere:
Francesca aveva tolto la sopra-coperta ed era stesa sotto il lenzuolo, tirato fino al collo, a guardarlo con aria seria e preoccupata; lui le scivolò accanto facendo cadere a terra l’accappatoio ed entrò nel paradiso: i due giovani corpi ardenti si unirono in abbracci e carezze e furono una sola cosa; poi lei gli si offerse come un fiore al primo raggio del mattino; lui cercò di essere dolce: venne quasi subito, senza vergognarsene; quell’atto d’amore immediato, totale, fu meraviglioso e completo come un simbolo.
– Scusa – disse comunque Mauro – ti desideravo troppo.
– Non dirlo, è stato meraviglioso.
Rimasero abbracciati, accarezzandosi e baciandosi, senza dir nulla.
Poi Mauro la guardò serio, spostandole i capelli dalla fronte
– Posso farti una domanda?
Francesca si sentì pervadere da una sensazione di disagio
– Sicuro – rispose incerta
– Ti piacciono gli spaghetti… al tonno?
– Che scemo! si! Certo! – fece lei sollevata
– Bene, aspetta. Io li cucinerò…per te – disse con tono solenne
Risero e si baciarono ancora.

***

Mauro cominciò a subodorare il tiro: quell’uomo aveva voluto spaventarlo, e ci era riuscito. Ora doveva scoprire il gioco.
– A meno che?
– Ingegnere, se io vi abbandono non avete via d’uscita; ma forse una possibilità l’avete – fece una pausa per studiare le reazioni del suo interlocutore – In ogni caso non se ne parla neppure che voi torniate in Italia; voi stavate lavorando per un importante struttura strategica militare e quindi la vostra negligenza è considerata esattamente come tradimento. In questa situazione, o voi sarete processati come traditori, oppure…
– Oppure? – ormai Mauro era disfatto ed incapace di reagire
– Oppure farete quello che io vi dirò di fare: io cercherò di sostenere che, vista la vostra indubbia capacità, sarà più utile per la nostra causa che le vostre teste rimangano a nostra disposizione, piuttosto che rotolino nella polvere – disse questa frase con grande enfasi -. Ingegnere, guardi che mi prendo una grande responsabilità: questo in considerazione dei nostri buoni rapporti.
Il pallore di Mauro, sotto l’abbronzatura, gli dava un colore cinereo. Si sentiva assolutamente in balia di quell’uomo, perché non sapeva dove volesse arrivare.
– Mi dica cosa dovremmo fare.
– Trasferirvi sul Moulouya e costruire il ponte per noi.

Ingegnere, scrittore…